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Pubblica, laica e solidale

Sabato 23 maggio alle ore 15.30 parteciperemo al presidio “Priorità alla scuola” indetto in Largo Lanfranco, davanti alla Prefettura di Genova.
L’emergenza causata dalla diffusione del Covid-19 ha svelato l’inadeguatezza delle privatizzazioni e delle politiche neoliberiste portate avanti da tutti i governi negli ultimi venti anni, evidenziando come sanità ed istruzione non possano essere voci su cui risparmiare e fare gare al ribasso nei bilanci pubblici, ma siano piuttosto investimenti per la ricchezza e il benessere comune di oggi e di domani.
Nella sua drammaticità, questa pandemia è stata utile a riportare al centro del dibattito l’importanza del welfare, della sanità e dell’istruzione, rimettendo sul tavolo la necessità di investimenti pubblici a favore della collettività.

Eppure, sulla scorta dell’emergenza, le scuole e le università sono stati i primi luoghi ad essere chiusi, non solo perché potenziali focolai del contagio, ma anche e soprattutto perché luoghi improduttivi che, al contrario delle fabbriche tenute aperte in deroga ai vari DPCM, non producono profitti.
Sempre in un’ottica emergenziale, si è iniziata la didattica a distanza, alla quale insegnanti, educatori ed educatrici si sono prestati per non lasciare soli milioni di ragazzi e ragazze di fronte a questa situazione nuova e spaventosa.

Crediamo sia fondamentale, adesso, trovare soluzioni perché bambini, bambine, ragazzi e ragazze possano tornare in aula in sicurezza il prima possibile. Se la didattica a distanza poteva essere una soluzione temporanea, non possiamo certo scordarci di tutte le contraddizioni e controindicazioni di questo sistema, che inevitabilmente lascia indietro gli strati più fragili della popolazione studentesca.
La didattica a distanza discrimina gli studenti in base alla loro capacità economica e in base alla possibilità familiare di sostenere e assistere i figli e le figlie nell’apprendimento. Coloro che hanno difficoltà di apprendimento o che vivono situazioni familiari complesse rischiano di venire penalizzati, rendendo ancora più marcate le disuguaglianze all’interno del sistema formativo e della società. Non dobbiamo scordarci, infatti, che in Italia molte persone non possiedono ancora una connessione internet o strumenti tecnologici adeguati a seguire le lezioni online.
Inoltre, c’è il rischio concreto che la scuola e l’università a distanza si concentrino esclusivamente sul controllo e la valutazione, penalizzando la qualità dell’istruzione in favore di saperi nozionistici e rendendo passivi gli studenti e le studentesse nel processo di apprendimento.

Il nostro spazio sociale nasce proprio dalle lotte in difesa dell’istruzione pubblica, che ci hanno visto protagonisti nelle piazze, nelle scuole e nelle università. Oggi siamo lavoratori, lavoratrici, insegnanti, educatori, educatrici, genitori e continuiamo a sostenere con forza che una scuola pubblica, laica e solidale sia alla base di un paese realmente democratico.
Una popolazione istruita e in salute è una popolazione ricca, non secondo i criteri dell’economia, ma in un’ottica di perseguimento del bene comune. Crediamo che uno Stato evoluto debba necessariamente sapere farsi carico delle nuove generazioni, perché non si incentivi un sistema familistico e patriarcale, che produce disuguaglianze e sposta sulle donne tutto il peso del lavoro di cura e riproduzione della società.

La scuola e l’università hanno bisogno di fondi, assunzioni, presenza, cura, cooperazione e sapere critico! È necessario da subito un piano serio per riaprirle in sicurezza a settembre a partire da:
– Investimenti nell’edilizia scolastica
– Riduzione del numero di alunni/e per classe
– Stabilizzazione dei/delle precari* della scuola tramite concorsi per titoli e servizio